"Il culo del piccione"

4,5 luglio 2009, ore 10.00 - 18.00 sul Monte Gnoccozzo (Colli Euganei)

Autore: Heini

Inserito nella programmazione del ventennale dell'istituzione del

Parco Regionale dei Colli Euganei

 

                 La prima iniziativa artistica nella logica del "l'arte nel suo uovo" uovo

         mostra fotografica &  visita naturalistica

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una presenza da eliminare?
un’opportunità anticrisi per creare sviluppo?
una bellezza tutta da scoprire?

“Il piccione: il flagello dei monumenti”

mostra fotografica su un'arma impropria

ironia, un sottile delirio ben calibrato, fotografie sorprendenti ricavate da un soggetto poco nobile per antonomasia

La realtà è un poliedro privo di confini, esiste sempre una nuova faccia attraverso la quale immaginare un punto di vista per osservarla e reinterpretarla.
Ci si può affacciare alla finestra, guardare cosa succede in una piazza e capire molte cose, qualche volta più che leggendo un quotidiano.
Si può, scivolare con l’occhio attraverso il culo di un piccione e scoprire prospettive inedite. Il piccione è un uccello, goffo, un po’ ridicolo, che rilascia una percezione di scarsa pulizia, indifferente fino al parossismo a qualsiasi canone estetico e che, come se non bastasse, ha il vizio di rilasciare su patrimoni inestimabili una cremina particolarmente corrosiva.
Il suo culo, ovvero il baricentro ideale della parte meno nobile, ci prenderà per mano raccontandosi e rivelando una personalità che ha una sua estetica. Ci spingerà a rotolarsi fra bello e brutto, fino a quando gli opposti si fonderanno in un unicum. Ci dirà che corrodere monumenti è un po' come fare la guerra: nuovi spazi per una ricostruzione, prezioso ossigeno nei meccanismi perversi dell’economia umana.
Sarà molto preciso nel puntualizzare che spesso la mediocrità, la sciattezza se installati in uno spirito di consistente praticità, possono costituire una forza vincente nella lotta della sopravvivenza.

"Il culo del piccione" è la prima iniziativa  all'interno del progetto promosso da Fantalica:

"l'arte nel suo uovo" uovo

La mostra sarà abbinata ad una visita naturalistica!

Le pendici del Monte Gnoccozzo, ufficialmente "Spinefrasse", rappresentano un interessante ambiente naturalistico dove vegetazione residua dell'era glaciale si mischia alla macchia mediterranea, che trova una ecosistema particolarmente favorevole: corbezzoli, fichi d'india, cisti, querce disegnano un continuo saliscendi botanico. La zona è quella del Monte Ceva.

Abbigliamento adatto: il cammino non presenta particolari difficoltà, però si tratta sempre di un sentiero montano. Si suggerisce quindi di indossare scarponcini o scarpe da ginnastica con una suola adeguata.
 

Visita naturalistica e botanica e visita alla mostra

E' possibile sia usufruire della visita naturalistica e botanica (circa 20 minuti e gratuita), sia della visita guidata alla mostra fotografica (su prenotazione e a pagamento).

La visita naturalistica e botanica comprende l'accompagnamento del gruppo a partire da circa 20 minuti di camminata dalla mostra. Nel cammino verranno descritte le particolarità botaniche della zona. Si raggiunge quindi l'area di esposizione dove comincerà la visita alla mostra, si potranno ammirare le opere e verranno approfonditi i contenuti concettuali.

Nell'esposizione saranno presenti testi dell'autore stesso vai

La durata complessiva, mostra e visita naturalistica, è di circa 40 minuti.

La visita naturalistica e botanica è gratuita e offerta dal Parco Regionale dei Colli Euganei, la visita guidata alla mostra fotografica, su prenotazione, ha un costo di euro 9,00 (7,00 per gruppi di almeno 4 persone, le persone sotto i 15 anni non pagano). Si consiglia di usufruire della visita guidata per capire i significati dell’esposizione.

In ogni caso l’ingresso all’area è libero . Per motivi organizzativi Vi saremmo grati se comunicaste la vostra presenza anche se non intendete usufruire della visita alla mostra telefonando allo 0492104096 oppure inviando un email a valentina@artalica.it 

Altre informazioni sul percorso (a piedi ed in auto)(file pdf);

Vai alla prenotazione.

 

Cosa offre la mostra "Il culo del piccione"?

  1. Una mostra di qualità, ironica, ricca di stimoli per riflettere

  2. Il lancio dell'iniziativa "l'arte nel suo uovo" uovo

  3. Una visita guidata in cui si abbina arte e botanica;

  4. L'occasione per un escursione in una bella zona dei colli euganei

  5. Alcune sorprese

  6. Un assaggio sulle foto e sui testi vai

 

La genesi dell'idea

 

l “Culo del piccione” è una mostra fotografica che rappresenta il piccione visto principalmente da dietro, in molte delle sue rappresentazioni possibili. L’idea nasce da un’intenzione iniziale di esplorare la solidità del confine fra ciò che banalmente viene definito bello e ciò che viene ritenuto brutto. Lo spunto del piccione si è sviluppato contestualmente a quando è si è discusso a più riprese sui giornali della “guerra” al piccione intrapresa dal sindaco di Venezia Cacciari. L’uccello è stata elevato, più o meno giustamente, a minaccia del patrimonio artistico di Venezia.

Il “Culo del piccione” è diventato nella mia mente un fulcro ideale dove sviluppare la mia esplorazione per una serie di ragioni.  E’ innanzitutto la parte da cui fuoriesce la temibile arma chimica destinata a devastare  opere d’arte e quindi dissolvere capitali di straordinaria entità, è comunemente ritenuta la parte meno nobile del corpo di un animale, è innestato in un uccello piuttosto goffo e ridicolo chiamato spesso “il topo volante”, già vecchio e vagamente disfatto fin dalla tenera età.

Ho ritenuto che sia stimolante provare a cercare sia una bellezza in questo concentrato di simboli di negatività  sia, aiutandomi con le fotografie, dei collegamenti fra l’immaginario negativo che accompagna l’animale e riflessi che contengono invece risvolti positivi. Il “Culo del piccione” diventa una sorgente da cui sgorgano fughe di pensiero, questa volta inoffensive per i beni culturali.

Si sottolinea che l’intento non ha nulla dello spirito animalista o di compassione per i piccioni. Che sia utile sterminare anche fino all’ultimo piccione, cosa di cui dubito, si tratta di una questione di ragioni di opportunità dal punto di vista dell’animale che detta legge, ovvero l’uomo. L’evoluzione della vita è costellata da milioni di specie di animali decimate. Che il piccione possa essere la prossima difficilmente potrà costituire la base per installare dentro di me intenzioni di lotta.  Che poi un evento drammatico naturale o determinato dall’uomo, abbia un suo “sentimento”, una sua “bellezza”, una sua “percezione di profonda ingiustizia”, è un altro conto.

Nella mia mente la mostra “Il culo del piccione” ha subito trovato la sua proiezione sul “Monte Gnoccozzo” che è inequivocabilmente, inevitabilmente il suo uovo. Il “Monte Gnoccozzo” è un colle molto interessante da un punto di vista naturalistico e paesaggistico dei colli euganei, posto in prossimità del Monte Ceva. Il suo nome ufficiale è un altro ma ciò che conta è che rappresenta un certo tipo di operazione concettuale posta in essere dal sottoscritto e dal compagno di avventure intellettuali: Alberto Ortigara.