|
Che “il Culo del piccione”
sbarcasse nel mondo animalista era un fatto inevitabile. Le
ragioni sono evidenti, le opere e i testi inducono a riflettere
sulla presunzione dell'uomo di poter disporre con leggerezza
della vita degli animali, in generale per mezzo di
classificazioni inconsistenti e capestro sul valore della
specie.
Nel caso specifico ad essere illuminato con una luce che
lascia rimbalzare una certa simpatia non è solo uno degli
animali più disprezzati, il cosiddetto "topo volante", ma
addirittura la sua parte meno nobile.
Qual "lato B" dichiara
sfrontato la propria forza comunicativa, supportata da una
sorprendente bellezza, assumendo un ruolo inedito di punto di
osservazione di alcuni aspetti dei meccanismi economici e
psicologici del genere umano.
L'esposizione ha incontrato un
grande interesse e c'è stata anche l'occasione per una relazione
dell'autore sulle motivazioni alla base dell'iniziativa, cui è
seguita una discussione proficua.
La mostra è stata collocata in luoghi diversi, grazie ad
un'organizzazione perfetta della LAV di Torino. In questo modo
differenti anime del mondo animalista ed ecologista in generale,
hanno potuto usufruire dell'iniziativa.
|